VEGLIA MORBIDA
Il corpo è il primo luogo della trasformazione.
Non come rappresentazione, ma come spazio attraversato.
Il corpo è il primo luogo della trasformazione.
Non come rappresentazione, ma come spazio attraversato.
Il drag è sempre stato molto più di una performance. È costume, rito e arte un atto di auto-invenzione che trabocca dal palcoscenico per entrare nella pittura, nella fotografia, nel cinema e nella cultura. Proprio alle drag queen è dedicata la nuova serie di opere di recente fattura dell’artista Karam Sebastiano Cannarella, il quale ha evidenziato attraverso l’atto del dipingere il ruolo della drag queen rivoluzionando la fascinazione con la trasformazione, l’identità e lo spettacolo. Questa serie di opere enfatizzano la “figurazione” considerata dall’artista come un campo di resistenza abbandonando la componente narrativa per far emergere una dimensione rituale dove il rito non è inteso come evento simbolico o performativo, ma come processo reale, lento, spesso silenzioso. I singoli soggetti raffigurati appaiono fragili e drammatici, attraversati da una tensione costante tra identità e rappresentazione, tra ciò che si indossa nello spettacolo e ciò che resta, vulnerabile, nell’ombra.
Vanitas contemporanee, fluide e ambigue, le sue drag queen non celebrano la maschera, ma ne mostrano la ferita: corpi sospesi, sofferenti, che modificano la postura, il peso, la relazione con lo spazio in cerca di emancipazione spesso invisibile,”Veglia Morbida” raffigura il momento del lento risveglio, quando una drag queen regge una maschera come reliquia notturna, immagine guida dell’esposizione e simbolo di una condizione umana posta sulla soglia, tra apparizione e verità, rito e fragilità. Il lavoro qui raccolto nasce da una lunga pratica di figurazione che, nel tempo, ha progressivamente abbandonato la narrazione per avvicinarsi al rito. Il rito non è inteso come evento simbolico o performativo, ma come processo reale, lento, spesso silenzioso. È una soglia che si attraversa, senza spettacolo, lasciando sul corpo segni minimi, ma irreversibili. I soggetti ritratti costituiscono per Cannarella un pretesto pittorico attraverso cui indagare i temi del corpo, dello spazio e dell’azione, ciò che l’artista definisce “rito”. Non è però l’atto in sé a interessarlo, quanto ciò che lo precede e ciò che lo segue: la sospensione, l’attesa, la vibrazione che anticipa l’accadimento e la traccia che resta dopo. Si crea così un’atmosfera di trepidazione e di attesa, come nel dipinto Prima del volo del 2024 in cui la farfalla è ancora in gabbia e non è pronta a volare. Cannarella chiama questa condizione “soglia”, uno stadio intermedio, un tempo trattenuto. Nell’opera La linea di soglia (2025), una figura indossa due paia di scarpe – ai piedi e alle mani – come se il corpo stesso fosse in partenza, in attesa dello scatto, prima che il gesto abbia inizio. Nel rito, invece, la drag queen è pienamente immersa nella situazione: talvolta rinchiusa in un cubo, in una condizione di contenimento e di tensione (Contenimento, 2024), talvolta colta nel momento della discesa scortata, quasi trattenuta, come in Discesa assistita del 2025. E ancora la drag queen che pattina, suona la chitarra, sta tra le capre o di fronte al Duomo di Milano. Infine, vi è il tempo in cui lo spettacolo è terminato. La parrucca viene rimossa e diventa reliquia, la collana di perle resta abbandonata sul pavimento, lustrini e paillette si spengono, dimenticati (Icona deposta, Spoglia reale). È un momento di stanchezza e malinconia, di drammatica rassegnazione: quando il rito si chiude e ciò che resta non è più rappresentazione ma traccia. Gli ambienti teatrali di Cannarella diventano così un teatro mentale ed emotivo, capace di rivelare stati dell’anima in cui la scena non mostra, ma trattiene ciò che resta.