Dipingere ciò che non si vede

Un’immagine non nasce sempre da qualcosa che abbiamo davanti agli occhi.
A volte nasce proprio da ciò che non c’è più.
Un luogo vuoto, una porta rimasta socchiusa, una parete attraversata da una lama di luce, un oggetto dimenticato su un tavolo. Sono presenze minime, quasi insignificanti. Eppure possono trattenere una storia molto più di una figura.
Quando dipingo, non cerco di raccontare ciò che vedo. Cerco ciò che è rimasto dopo.
È questo il punto da cui nasce la mia pittura.
Per molti anni il corpo è stato al centro del mio lavoro. Poi, lentamente, ho cominciato a sentire che potevo togliere la figura e lasciare soltanto la sua traccia. Ho capito che un’assenza può avere un peso, che una stanza vuota può parlare, che una porta chiusa può custodire una memoria.
È nata così Restanza.
Non come rappresentazione dell’abbandono, ma come ricerca di ciò che resiste al tempo.
Prima di un quadro, spesso, non c’è un’immagine precisa. C’è una sensazione. Qualcosa che ritorna senza avere ancora una forma: una luce dell’infanzia, il rumore lontano del mare, l’ombra di una casa, un muro consumato, una stanza nella quale qualcuno ha vissuto.
Non voglio ricostruire quel ricordo.
Se lo descrivessi troppo, diventerebbe illustrazione.
Preferisco togliere.
Tolgo la figura, tolgo gli oggetti inutili, tolgo ciò che spiega troppo. Alla fine rimangono pochi elementi: una soglia, una superficie, una ferita nel muro, un’ombra e soprattutto la luce.
Ma anche la luce, nei miei quadri, non deve illuminare tutto.
Deve trattenersi.
Deve entrare appena, come se cercasse qualcosa.
È in quel momento che comincia veramente il quadro: quando ciò che vediamo smette di essere soltanto una stanza, una porta o un muro e diventa memoria.
Per questo penso che dipingere significhi anche dipingere ciò che non si vede.
Non l’oggetto, ma ciò che ha lasciato.
Non la persona, ma il luogo che ancora la ricorda.
Non il passato, ma la sua permanenza nel presente.
Forse ogni immagine nasce così: qualcosa scompare e qualcosa, misteriosamente, resta.
Io cerco di dipingere quel resto.

Karam Sebastiano Cannarella